Tortura di peni maschili

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Pene e torture in epoca barocca Scritto da Stefano Torselli.

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Pubblicato in mirabilia Il sistema giudiziario in epoca barocca, prevedeva una vasta gamma di punizioni. La pena pecuniaria, prevista per i reati minori, era una delle più frequenti, ma non sempre era tortura di peni maschili applicarla perché molti non avevano denaro a sufficienza per pagarla.

Il peso del corpo in questo modo gravava sulla giuntura della spalla, provocando dolorose slogature e distorsioni.

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Il supplizio della corda era largamente usato anche per estorcere la confessione ad un presunto colpevole; in questo caso si trattava di una vera e propria tortura, che veniva applicata in un apposito locale del molti peni, attrezzato per una procedura più lenta ed elaborata.

La fustigazione veniva inflitta alle cortigiane che trasgredivano gli obblighi previsti dai bandi.

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La veglia durava 12 ore, e come concepita, pare partorita dalla mente di uno psicopatico. Con le gambe divaricate e le braccia legate ad una corda legata in alto, doveva rimanere in quella posizione per 12 ore.

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Pare impossibile ma non tutti cedevano: si racconta che il filosofo Tommaso Campanella dopo essere stato sottoposto a questo tipo di tortura, abbia confessato allo sbirro che lo riportava in carcere. La galera era una pena molto temuta: poteva durare sette anni o tutta la vita. Essi venivano utilizzati, talvolta anche per lavori di pubblica utilità ma stando a quanto racconta il Bouchard, i forzati nello Stato Pontificio, si davano alla bella vita, passeggiando liberamente per strada e frequentando bettole e osterie; nelle galere il passatempo più comune consisteva nel fare calzee berretti di lana e di seta.

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